Viola di settembre – Vittorio Paliotti

Adesso, mentre nella mia stanza da letto di scapolo finivo di vestirmi, udivo, provenienti dal soggiorno, le voci di Michele e della sua amica. Concentrandomi meglio nell’ascolto mi accordi che la ragazza parlava con un inequivocabile accento romanesco. Dunque Michele, l’uomo che mai avevo visto in muliebre compagnia, era venuto a trovarmi addirittura insieme con una ragazza che, come minimo, doveva esser pratica di via Veneto e del Café de Paris, pensavo. Bella non può essere, fantasticavo, perchè lui adora le donne di famiglia nobile le quali pur disponendo sullo stemma di una corona con molte palle, sono di solito fisicamente poco presentabili. Ma non deve essere nemmeno brutta.